Marketing per hotel e B&B: disintermediare dalle OTA
Ogni prenotazione da portale lascia in cassa una camera più leggera e un cliente che non è tuo. Come usare le OTA da vetrina e riportare gli ospiti sul canale diretto, senza sparire da Booking.

C’è un rumore che ogni albergatore conosce: il ping della notifica di una nuova prenotazione. Segue sempre lo stesso rituale — un sorriso, e un bonifico. Perché quella camera venduta a 100 euro attraverso un portale ne lascia in cassa 82, a volte 78. Il marketing per hotel e B&B, oggi, ruota quasi tutto attorno a una domanda sola: come si smette di pagare l’affitto su ogni singolo ospite?
Le OTA — le online travel agency, Booking ed Expedia in testa — non sono un temporale passeggero. Sono il clima. Controllano la maggior parte della visibilità online delle strutture ricettive, trattengono commissioni che viaggiano in doppia cifra, tipicamente tra il 15 e il 25 per cento, e soprattutto possiedono la cosa più preziosa di tutte: la relazione con il cliente.
L’affitto più caro è quello che non si vede
La commissione è la parte visibile del conto. Quella invisibile è peggiore. L’ospite che arriva da un portale non è tuo: è un cliente del portale che dorme nelle tue camere. La sua email è spesso un indirizzo mascherato, un alias che smette di funzionare dopo il soggiorno. Il suo storico, le sue preferenze, la sua prossima vacanza vivono in un database che non è il tuo.
E quel database lavora. Dopo il check-out, sarà il portale a scrivergli — proponendogli magari il tuo concorrente, due strade più in là, per il prossimo viaggio. Hai pagato una commissione per acquisire un cliente che qualcun altro sta già fidelizzando al posto tuo. È il paradosso strutturale dell’intermediazione: più vendi attraverso di loro, più forte diventa chi sta in mezzo.
Da qui la tentazione di molti gestori: togliersi dai portali. Sbagliato, e per una ragione documentata.
La vetrina è loro, la bottega dev’essere tua
Chris Anderson, professore alla Cornell University, ha dato un nome a un comportamento che chiunque abbia prenotato una vacanza riconosce: il billboard effect, l’effetto cartellone. Una quota consistente di viaggiatori scopre la struttura su un portale, poi cerca su Google il nome dell’hotel e va a vedere il sito ufficiale. Il portale funziona da cartellone pubblicitario — uno che, ironia della sorte, paghi solo quando vende.
Disintermediare, quindi, non significa sparire da Booking. Significa rovesciare il flusso: usare le OTA come primo contatto e fare in modo che l’ultimo clic, quello della prenotazione, avvenga sul tuo canale. La vetrina resta in piazza; la cassa torna in bottega.
Perché questo accada, però, il sito deve vincere il confronto. E qui casca l’asino: il viaggiatore che arriva sul sito ufficiale trova troppo spesso foto di un’altra epoca, un modulo “richiedi disponibilità” che promette una risposta entro 48 ore, nessun prezzo visibile. Risultato: torna sul portale, dove in tre tocchi ha camera, prezzo e conferma. Il portale non gli ha rubato niente — ha solo vinto ai punti.
Il vantaggio percepito, ovvero perché prenotare da te
Un sito che converte ha tre requisiti non negoziabili: fotografie vere e recenti, prezzi e disponibilità in tempo reale con un booking engine che chiude la prenotazione in pochi passaggi, e una risposta chiara alla domanda dell’ospite: perché dovrei prenotare qui invece che sul portale?
La risposta non deve per forza essere “costa meno”. Deve essere un vantaggio percepito: la colazione inclusa, il late check-out, la cancellazione più flessibile, l’upgrade quando c’è posto, il parcheggio riservato. Fai due conti: su una camera da 100 euro, il portale ti costa 18. Una colazione o un’ora di check-out in più costano molto meno e valgono, agli occhi dell’ospite, molto di più. Stai comprando la prenotazione diretta a saldo, con margine.
Il messaggio va poi detto ovunque: sul sito (“prenotando qui ottieni…”), nella risposta alle richieste, perfino nella voce di chi risponde al telefono. La logica è la stessa che vale per i ristoranti che riempiono i tavoli senza svendere: non si compete tagliando il prezzo, si compete aggiungendo ragioni.
La relazione comincia al check-out
Ecco il pezzo che quasi tutti dimenticano. L’ospite del portale, una volta arrivato, è fisicamente da te: è il momento in cui puoi fare quello che l’algoritmo non può — guardarlo negli occhi e chiedergli l’email vera. Al check-in, con la registrazione del Wi-Fi, con un gesto semplice (“le mando la ricevuta e qualche consiglio sulla zona”).
Da lì parte il canale che nessuno ti tassa: la mail di ringraziamento dopo il soggiorno, l’invito a lasciare una recensione, e — mesi dopo — un motivo concreto per tornare, riservato a chi è già stato ospite. Non serve un’artiglieria da multinazionale: serve costanza. Un ospite che torna prenotando diretto è una camera venduta a commissione zero, con un cliente che conosce già le scale e non chiederà dove si fa colazione.
Il B&B che vince non è il più economico
Per le strutture piccole c’è un capitolo in più. Sul portale, un B&B compare in una lista ordinabile per prezzo, schiacciato tra decine di concorrenti identici a colpi di filtri. Se la partita si gioca lì, vince chi si svende. Ma il B&B ha un’arma che la catena alberghiera non avrà mai: un’identità con un volto.
Chi sceglie un B&B non compra solo un letto: compra la casa, il quartiere, il padrone di casa che sa dove si mangia davvero bene e a che ora evitare la fila al museo. Questa identità va raccontata — sul sito, sui social, nelle risposte alle recensioni — e va radicata nel territorio, con alleanze concrete: la convenzione con la trattoria, la colazione con i prodotti della pasticceria dietro l’angolo. Come per i bar che diventano il punto di riferimento del quartiere, la forza del piccolo è essere un luogo, non una riga in una lista.
Un’identità forte, peraltro, alimenta proprio il billboard effect: l’ospite che ti nota sul portale e trova online una struttura con carattere, recensioni curate e una storia riconoscibile prenota diretto più volentieri. Il cerchio si chiude dove era cominciato — sulla vetrina degli altri, che lavora per la tua bottega.
La prossima volta che suona il ping della prenotazione, la domanda giusta non è “quanto ho incassato?”. È “di chi è questo cliente?”. Il giorno in cui la risposta è “mio”, la commissione smette di essere un destino e torna a essere quello che era: una spesa di marketing tra le altre. Da usare, non da subire.
Domande frequenti
Conviene togliere l’hotel o il B&B da Booking?
Quasi mai. I portali garantiscono visibilità che da soli non si raggiunge, soprattutto sui mercati esteri. La strategia sensata è usarli come vetrina e canale di acquisizione, spostando gradualmente sul sito una quota crescente di prenotazioni dirette.
Come convinco un ospite a prenotare dal sito invece che dal portale?
Con un vantaggio percepito, chiaro e dichiarato ovunque: colazione inclusa, cancellazione flessibile, late check-out, upgrade. Costa meno della commissione e dà all’ospite una ragione concreta per scegliere il canale diretto.
Posso fare sul mio sito un prezzo più basso del portale?
Dipende dagli accordi contrattuali con ciascun portale, che vanno letti con attenzione. In ogni caso il prezzo non è l’unica leva: servizi aggiuntivi e condizioni migliori spostano la scelta anche a parità di tariffa.
L’email marketing funziona davvero per una piccola struttura?
Sì, ed è il canale con il miglior rapporto costo-risultato: scrivere a chi è già stato ospite non costa commissioni. Bastano poche email l’anno, con un motivo vero per tornare, per trasformare soggiorni singoli in clienti abituali.
Portare le prenotazioni sul canale diretto è uno dei lavori che facciamo ogni giorno in Publilia.
Continua a leggere
Marketing per agenti assicurativi: vendere una promessa che nessuno vuole usare
C'è un solo mestiere in cui il cliente ideale è quello che non ritira mai la merce. Da questa stranezza commerciale nasce…
Marketing per librerie indipendenti: resistere e prosperare
Una libreria indipendente vende esattamente lo stesso oggetto di chi lo consegna domani a casa. L'unica difesa è cambiare merce: non i…
Marketing per NCC e autisti privati: eleganza, puntualità e recensioni
Il noleggio con conducente vive di un prodotto che nessuno vede finché non manca: la certezza. Da qui si capisce perché un…



