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Marketing di settore

Marketing per notai: comunicare autorevolezza e fiducia

Il notaio è il professionista che si incontra nel giorno più importante della propria vita economica, quasi sempre su consiglio di qualcun altro. Ecco come uno studio notarile può diventare il nome che viene in mente per primo, restando dentro la deontologia.

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Marketing per notai: comunicare autorevolezza e fiducia

Provate a chiedere in giro: «Chi è il tuo notaio?». Il medico di fiducia ce l’hanno tutti, il dentista pure, molti perfino il meccanico. Il notaio no. Il notaio è quello che c’era quel giovedì mattina, al rogito, scelto — quasi sempre — dall’agenzia immobiliare o suggerito dalla banca. Ed è esattamente da qui che parte ogni discorso serio sul marketing per notai: non si tratta di conquistare un cliente, si tratta di essere il nome che salta fuori nell’unico momento in cui qualcuno lo cerca.

Perché quel momento arriva. Una compravendita, un mutuo, una società da costituire, una successione da sistemare. E la persona che deve scegliere, in quel momento, non ha esperienza, non ha termini di paragone e ha una discreta fretta.

Il paradosso della professione più protetta d’Italia

Sulla carta, nessun professionista avrebbe meno bisogno di farsi conoscere. I notai in Italia sono circa cinquemila, un numero programmato per legge: le sedi si conquistano con uno dei concorsi pubblici più selettivi del Paese e sono distribuite sul territorio in proporzione alla popolazione. Niente affollamento, niente insegne in competizione. Un mercato, verrebbe da dire, già spartito a tavolino.

Verrebbe da dire. Perché le liberalizzazioni hanno abolito le tariffe fisse, e il preventivo notarile ormai si chiede, si confronta, si negozia — esistono perfino portali costruiti apposta per metterne tre in fila. E dentro lo stesso distretto gli studi non sono affatto equivalenti: c’è quello che risponde in giornata e quello che richiama dopo una settimana, quello che spiega l’atto riga per riga e quello che lo fa firmare in dodici minuti. La protezione riguarda l’accesso alla professione, non la distribuzione del lavoro.

La concorrenza, semplicemente, è entrata dalla porta di servizio.

Chi sceglie davvero il notaio

C’è una regola che quasi nessun acquirente conosce: nella compravendita il notaio lo sceglie chi ne sostiene le spese, cioè di norma chi compra. Nella pratica, la scelta la orienta qualcun altro — l’agente immobiliare, il funzionario che istruisce il mutuo, il commercialista che segue l’azienda. Il marketing di uno studio notarile ha quindi due pubblici, e il secondo conta quanto il primo.

Con gli intermediari funziona la reputazione operativa: bozze che arrivano quando promesso, visure fatte per tempo, un telefono a cui qualcuno risponde. Un agente immobiliare consiglia il notaio che non gli fa saltare le vendite. Anche questo è marketing — anzi, è il più antico che esista: la raccomandazione di chi lavora con te ogni settimana vale più di qualunque campagna.

Con il cliente finale, invece, funziona la reperibilità. Perché il cliente, prima di fidarsi del nome che gli hanno suggerito, fa una cosa molto precisa: lo cerca su Google.

Quello che la gente chiede a Google alle undici di sera

Digitate «notaio» in un motore di ricerca e guardate i suggerimenti: quanto costa, cosa fa, è obbligatorio, chi lo sceglie. Sono le domande di persone che stanno per affrontare l’atto economico più importante della loro vita senza sapere cosa aspettarsi. Ognuna di quelle domande è un’occasione lasciata sul tavolo.

Uno studio che pubblica contenuti chiari — cosa succede il giorno del rogito, come funziona una donazione, che differenza c’è tra comunione e separazione dei beni, cosa significa accettare un’eredità con beneficio d’inventario — fa tre cose insieme. Presidia le ricerche locali, quelle con il nome della città accanto. Dimostra la competenza invece di dichiararla, che è l’unico modo in cui la competenza si comunica davvero. E soprattutto traduce: il notariato parla una lingua che il cittadino non capisce, e chi traduce il burocratese in parole comprensibili si prende la fiducia prima ancora di stringere la mano.

Vale per il notaio quello che abbiamo già osservato a proposito del marketing per gli avvocati: il contenuto educativo è l’unica pubblicità che il destinatario ringrazia.

L’autorevolezza non è un font con le grazie

Resta il nodo del tono. Il notaio è un pubblico ufficiale, e la deontologia notarile ammette la comunicazione informativa ma esclude quella comparativa e autocelebrativa — un perimetro simile a quello entro cui si muove il marketing per i commercialisti e per le altre professioni ordinistiche. Dentro quel perimetro, però, lo spazio è ampio. E quasi tutto inesplorato.

Un sito che dice in quali materie lo studio lavora di più, chi ci lavora, come si arriva e cosa portare al primo appuntamento. Una scheda Google curata, con orari veri e fotografie vere, non lo stemma sgranato. Un preventivo scritto in modo che si capisca cosa è onorario e cosa è imposta — perché metà della diffidenza verso i costi notarili nasce dal non sapere che gran parte della cifra va allo Stato. Niente slogan: informazione impeccabile, che è la forma di eleganza più adatta a chi vende certezza.

L’autorevolezza online non si costruisce con il lessico paludato e la carta intestata trasferita sul web. Si costruisce esattamente come in studio: precisione, chiarezza, nessuna promessa di troppo. Il mezzo cambia, la grammatica della fiducia no.

Il nome sul frontespizio

Il cliente del notaio non torna ogni sei mesi come dal dentista. Ma torna: prima la casa, poi il mutuo, poi la società, un giorno il testamento. E nel frattempo parla — con il cognato che deve comprare, con la collega che apre una partita IVA. Uno studio che si è fatto capire una volta ha seminato dieci conversazioni future.

Il giorno in cui il vostro vicino firmerà il suo rogito, sul frontespizio dell’atto ci sarà un nome. Il lavoro vero sta tutto nei mesi precedenti: quelli in cui quel nome è diventato la risposta naturale a una domanda che nessuno aveva ancora fatto ad alta voce.

Domande frequenti

Un notaio può fare pubblicità?

Sì, nei limiti della deontologia notarile: è ammessa l’informazione su attività dello studio, sedi e recapiti, purché veritiera e non comparativa né autocelebrativa. Un sito curato e contenuti informativi rientrano pienamente in questo perimetro.

A cosa serve un sito web a uno studio notarile?

A farsi trovare da chi cerca un notaio nella propria città e a rispondere alle domande tipiche prima dell’appuntamento: costi, documenti, tempi. Riduce le telefonate ripetitive e trasmette affidabilità ancora prima del primo contatto.

Chi sceglie il notaio in una compravendita?

La scelta spetta a chi ne sostiene le spese, di norma l’acquirente. Nella pratica il suggerimento arriva spesso da agenzia o banca, ma il compratore ha sempre il diritto di indicare un notaio di propria fiducia.

Quali contenuti funzionano per uno studio notarile?

Guide semplici sugli atti più comuni: acquisto della prima casa, donazioni, successioni, costituzione di società. Contenuti che traducono il linguaggio giuridico in parole comprensibili, senza promesse e senza toni promozionali.

Aiutare i professionisti a farsi trovare con la voce giusta è il lavoro quotidiano di Publilia.

Pubblicato il 7 Gennaio 2025 Tutti gli articoli

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